APPROFONDIMENTI SULLA MOSTRA DEDICATA AD ANTONIO PETRINI

Care consorelle , cari confratelli, amici e simpatizzanti della San Carlo

segnaliamo questi due articoli di approfondimento sulla mostra dedicata as Antonio Petrini.

La Diocesi alla Züst con Petrini

Rancate Si inaugura oggi la mostra sul noto artista ticinese

A oltre 30 anni dall’ultima esposizione monografica a lui dedicata, la Pinacoteca cantonale «Giovanni Züst» torna sulla figura del pittore ticinese Giuseppe Antonio Petrini, uno dei massimi protagonisti del ‘700 lombardo e italiano, con una mostra che ripercorre tutte le tappe della sua carriera artistica attraverso una selezione delle sue opere più importanti. Di particolare interesse il fatto che tra le opere che si potranno visitare ci sono due lavori in prestito dalla Curia diocesana, opere che sono anche state oggetto di un intervento di restauro finanziariamente coperto dalla stessa pinacoteca Züst e dal Cantone. Ma anche alcune parrocchie ticinesi hanno prestato opere del pittore, in particolare: la Parrocchia di Morbio Inferiore, Basilica (due opere); la Parrocchia di Agno (due opere); la Parrocchia di Massagno; la Parrocchia di Melide; la Confraternita di S. Carlo Borromeo, Chiesa di S. Carlo Borromeo. Il prestito delle opere è l’occasione per vedere da vicino capolavori che magari non sono sempre accessibili, e per valorizzare il patrimonio artistico che si è formato nel corso del tempo e che la Diocesi di Lugano ha il compito di custodire. La mostra, intitolata «Giuseppe Antonio Petrini – 1677– 1757», a cura di Elio Schenini con Laura Damiani Cabrini, verrà inaugurata oggi, 26 settembre alle 17, e sarà aperta fino al 31 gennaio (ma–ven 10–12, 14–17; sa, do e festivi 10–12, 14–18; lu chiuso).

Figura originale ed eccentrica nel panorama artistico lombardo del tempo, Petrini

sviluppa in senso antibarocco la tradizione del realismo seicentesco declinandolo in una pittura in sintonia con i fermenti riformatori e pre-illuministi che attraversano il periodo. Le opere incluse si propongono di fare il punto sugli studi dedicati all’artista, facendo emergere la qualità straordinaria della sua pittura.

Tra i soggetti preferiti da Petrini – che assieme a Serodine e Mola rappresenta una delle grandi figure della pittura ticinese tra Sei e Settecento – oltre alle scene sacre e ai ritratti vi sono le celebri figure di filosofi, astronomi, matematici, per le quali era ammirato già dai suoi contemporanei.

Nell’ambito di questo progetto espositivo e della pubblicazione che l’accompagna vengono inoltre presentati per la prima volta al pubblico due dei quattro Evangelisti attribuiti di recente all’artista e conservati a Segovia e a Valladolid.

Oltre a numerose opere conservate in collezioni pubbliche e private ticinesi, la mostra include dipinti provenienti dal Louvre, dal Kunstmuseum di Basilea, dal Kunsthaus di Zurigo, dalla Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro di Venezia, dalla Staatsgalerie di Stoccarda e da numerosi edifici ecclesiastici della Lombardia e del Piemonte. E per l’appunto, le opere in prestito dalle parrocchie e dalla diocesi di Lugano.

Giuseppe Antonio Petrini, grandezza di un antibarocco

MOSTRE / La Pinacoteca Züst di Rancate torna sulla figura del pittore ticinese, ad oltre trent’anni dall’ultima monografica a lui dedicata, evidenziandone gli esiti di intensa originalità in sintonia con i fermenti riformatori della prima metà del Settecento

Matteo Airaghi

Certo in Ticino, in un modo o nell’altro lo conosciamo tutti. Quella di Giuseppe Antonio Petrini (Carona, 1677-1757) è una pittura che ci risulta subito famigliare e che, almeno nei suoi più celebri capolavori, abbiamo imparato a indagare fin dai tempi della scuola. Eppure di questo maestro, che guardò tanto al Seicento proiettandosi con coraggio visionario nel suo Settecento, rimane ancora parecchio da scoprire, sia dal punto di vista biografico (solo ora sappiamo finalmente con certezza la data della morte) sia da quello dell’analisi della parabola artistica tra il caravaggesco e il fermento pre-illuminista. Dopo la grande mostra luganese del 1991, da oggi la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst torna sulla figura del Petrini uno dei massimi protagonisti del Settecento lombardo e italiano, con una grande proposta che ripercorre tutte le tappe della sua parabola attraverso una selezione delle sue opere più importanti. Un’ottantina i dipinti presentati, provenienti da collezioni pubbliche e private, tra le quali figurano istituzioni museali prestigiose, con l’intento di fare il punto sugli studi dedicati all’artista e di offrire al pubblico la possibilità di ammirare riunite in un unico luogo le prove più alte della sua pittura, tra le quali si annoverano opere inedite e tele che non sono state più esposte da molti anni. Numerose sono anche le novità biografiche emerse dalle ricerche d’archivio condotte in occasione della mostra che hanno permesso di aggiornare le informazioni relative alla biografia del pittore e stabilire finalmente l’anno della sua morte, avvenuta a Carona all’età di ottant’anni, nel 1757. Come precisa il curatore e direttore della Züst Elio Schenini: «La monografica, oltre a offrire la possibilità di ammirare alcune delle sue opere più importanti, incluse alcune di quelle conservate nelle principali istituzioni museali europee, è anche l’occasione per fare il punto sulle novità emerse negli ultimi decenni e per presentare alcune opere finora inedite, tra le quali due dei quattro dipinti rappresentanti gli evangelisti individuati da Roberto Contini in Spagna e presentati nell’ambito del convegno sull’artista organizzato dalla Pinacoteca di Brera lo scorso anno. Le ricerche archivistiche effettuate in vista della mostra hanno inoltre permesso di scoprire una serie di documenti finora ignorati dalla critica, che consentono di arricchire e meglio precisare alcuni aspetti della biografia dell’artista». La mostra di Rancate ripropone dunque all’attenzione del pubblico la figura di questo severo e visionario protagonista del Settecento grazie alle sue opere più significative, nelle quali Petrini sviluppa in senso antibarocco la tradizione del realismo seicentesco declinandolo in una pittura essenziale e rarefatta che risulta pienamente in sintonia con i fermenti riformatori e pre-illuministi che attraversano il periodo. Dal punto di vista pittorico – come ha ricordato l’esperta Laura Damiani Cabrini cocuratrice della mostra – , «va però evidenziata anche la sua grande capacità compositiva, che raggiunge esiti di intensa originalità attraverso la costruzione ardita delle scene, spesso caratterizzate da tagli inconsueti e da un’essenzialità a tratti visionaria che trova pochi raffronti tra gli artisti di quel periodo». Tra i soggetti preferiti da Petrini, che assieme a Serodine e Mola rappresenta una delle grandi figure dell’arte ticinese tra Sei e Settecento, oltre alle scene sacre e ai ritratti vi sono le celebri figure di filosofi, astronomi, matematici, per le quali era ammirato già dai suoi contemporanei. La sua particolare sensibilità per questi temi trova terreno fertile nelle frequentazioni colte del

Giuseppe Antonio Petrini, Il sonno di san Pietro [?], 1725 circa, olio su tela, Musée du Louvre, Département des Peintures, Parigi. Fotografia: GrandPalaisRmn (Musée du Louvre)/Stéphane Maréchalle

La biografia

Il ruolo di Carona per un protagonista in dialogo col mondo

Singolare isolamento

Giuseppe Antonio Petrini nasce a Carona il 23 ottobre 1677 da Marco Antonio Petrini e Lucia Solari. La sua formazione si colloca negli anni Novanta, probabilmente a Genova. Il 4 febbraio 1699 Petrini sposa a Carona Cecilia Casella, figlia dello scultore Secondo Casella. Nel 1701, subito dopo la nascita del primo figlio, al quale ne seguiranno altri otto, si apre il «decennio valtellinese», quello nel quale si collocano le prime prove pittoriche dell’artista. Dopo gli anni della formazione, Petrini non sembra aver più compiuto prolungati soggiorni lontano da casa. Dallo spoglio sistematico del Libro dei servitori del Comune di Carona risulta infatti una ragguardevole e costante partecipazione alla vita pubblica e alle sue istituzioni da parte dell’artista, che godeva di grande prestigio e autorevolezza tra i suoi concittadini. Fabbriciere della chiesa dei Santi Giorgio e Andrea e del Santuario della Madonna d’Ongero, a Petrini le commissioni inoltre continuano ad arrivare, grazie anche ai rapporti con la famiglia luganese dei Riva, sia dall’area ticinese che dalla Valtellina, dalla Lombardia, dal Piemonte e persino dalla Spagna, come attestano le opere recentemente ritrovate a Segovia e Valladolid. Inizialmente a carattere famigliare, la bottega dell’artista in cui è attivo il figlio Marco, morto nel 1737 all’età di trentadue anni e in cui forse è coinvolto anche il fratello Bernardo, nel corso degli anni Quaranta si arricchisce di giovani aiuti per far fronte alle molte commissioni. Citato con il titolo di Cavaliere a partire dal 1748, Petrini muore nel corso del 1757.

pittore, vicino a esponenti di spicco della cultura luganese. Un grande merito di questo nuovo progetto espositivo, fortemente voluto da Elio Schenini, della Pinacoteca Züst di Rancate è dunque quello di saper rievocare la grandezza del Petrini nel contesto del suo mondo e della sua epoca aggiungendovi però anche gli esiti di un imponente lavoro di ricerca che, se non risolve tutte le questioni legate a questo maestro, riesce comunque a rispondere a molte domande anche grazie alla sontuosa pubblicazione che accompagna la mostra e che documenta non solo le opere esposte ma il massimo possibile di tutta la produzione petriniana. Una fantastica lezione di storia dell’arte che attraverso un grande protagonista ridefinisce l’identità storico- artistica di questo angolo svizzero di terra lombarda.

Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, Giuseppe Antonio Petrini (1677-1757). A cura di Elio Schenini con Laura Damiani Cabrini. Coordinamento scientifico e organizzativo Alessandra Brambilla con Sofia Modenini. Via Pinacoteca Züst 2, Rancate (Mendrisio). Inaugurazione sabato 26 settembre ore 17.00. Fino al 31 gennaio 2027. Info: t. +41 (0)91 816 47 91; www.ti.ch/zuest